Un marito speciale

Un marito speciale

Racconto di Valentina Barucci.

Mia aveva superato gli ottant’anni. La sua camminata era lenta e un po’ incerta, le mani spesso tremavano leggermente e quando si preparava a partire per qualche viaggio, che ancora di tanto in tanto faceva, doveva arrivare alla partenza con grande anticipo, per non essere presa dall’agitazione.
Nonostante le tante morti di amici, Mia aveva ancora qualche contatto e una modesta vita sociale, ma il più delle volte preferiva starsene da sola, invece di chiamare le amiche, Liliana ad esempio, a cui era molto legata, ma che la riempiva di chiacchiere moraleggianti. In quel caso, assecondare le idee di Liliana avrebbe significato portare la conversazione per le lunghe, entrando in una serie di affermazioni e giudizi coerenti con la morale dominante, di cui Mia diffidava un po’. D’altra parte, dire qualcosa di leggermente contrario pure avrebbe portato le cose per le lunghe, per di più con l’obbligo di sostenere qualcosa di diverso, di cui Mia in realtà non era convinta affatto. La cosa migliore era assentire pazientemente, aspettando la prima occasione per portare il discorso su qualcosa di diverso, proporre uno spettacolo o una mostra.
Il marito di Mia non era un uomo. Cioè, sì era un uomo, ma non un uomo come Mia aveva pensato da ragazza dovessero essere gli uomini: alti, robusti, atletici, un po’ egoisti e un po’ narcisi, pronti a mollarti per una più bella che passasse vicino. Era stato un matrimonio tardivo, dopo altre esperienze coniugali da parte di tutti e due, con figli dai precedenti matrimoni ormai grandi. Il marito di Mia, Otto, era di una decina d’anni più giovane della moglie.
Al contrario della sua amica Liliana che era stata tutta la vita a cercare l’anima gemella, senza trovarla, a Mia piacevano i contrasti: la sua timidezza rispetto al carattere esuberante del marito, il suo corpo magro e glabro rispetto al corpaccione peloso del marito. In effetti sulle spalle di Otto erano cresciuti negli ultimi tempi nuovi peli più scuri e robusti.
Otto era una portaerei, non altissimo ma robusto, non muscoloso ma fortissimo. I connotati maschili c’erano tutti con tanto di peli, barba, piedoni e tutto il resto, ma erano assemblati in modo particolare. Le spalle scivolavano nel centro del corpo e nel ventre, il baricentro fisico e psichico di tutta la persona. Vedendolo nudo in bagno con il suo corpaccione che ingombrava tutto lo specchio, il lavandino e un po’ di più, Mia pensava: con che strano animale convivo.
Al mattino, rigirandosi ancora insonnolita nel letto, Mia udiva spesso dei rumori ritmici che aveva difficoltà a identificare, incerta tra la lavatrice in funzione e i gemiti dei poderosi movimenti di ginnastica del marito.
Otto era gentile nel trasportare dentro casa grandi buste cariche di cibo, libri, attrezzi per la cucina, regali, di tutto, c’era sempre una sorpresa inaspettata. A Mia faceva un po’ rabbia e un po’ tenerezza. Quando Otto si lanciava in cucina a usare tutta la sua attrezzatura, Mia pensava che era meglio così, meglio lui che un pinguino, vestito di tutto punto, che magari avrebbe protestato per un po’ di disordine o avrebbe richiesto una cena pronta…
La sera a letto Mia si infilava come una banconota nel portafoglio, al contrario del marito che, con un gran sospiro, spalancava le lenzuola per aria provocando un venticello leggero. Niente di grave, Mia era tollerante.
Tutto filava liscio, fino al giorno in cui Mia vide tra le cosce del marito, che piegandosi in avanti in bagno aveva mostrato il suo didietro, una zona arrossata all’altezza dell’osso sacro. «Che cosa hai Otto?» «Ma niente, forse sono stato troppo seduto, il lavoro mi prende ancora molto».
Otto in effetti lavorava ancora, in faccende per Mia alquanto misteriose. Un gran numero di telefonate, collegamenti Internet e poi qualche viaggio improvviso, sempre in aereo. «Giovedì devo partire, ma sono fuori solo qualche giorno». Mia era quasi contenta, poteva svuotare un po’ il frigorifero dalle tante cose comprate da Otto che erano vicine alla muffa.
Il giorno della partenza, la mattina prestissimo, Mia aveva intravisto Otto al lavandino del bagno e aveva notato che la zona arrossata sull’osso sacro mostrava un leggero rigonfiamento.
La sera Otto aveva chiamato dalla Romania «Ciao, tutto bene, ma stare seduto in aereo per tre ore è stata una vera tortura, i sedili di Vueling sono durissimi e hanno un bozzo insopportabile nel mezzo». Mia pensò a quello che aveva visto nel didietro del marito la mattina, ma non disse niente.
Il giorno dopo iniziò il lavoro di pulizia e riordino che aveva programmato e mentre infilava nella pattumiera un osso di prosciutto che giaceva in frigorifero da alcuni mesi e un avanzo di coniglio in umido quasi putrefatto, ascoltava la radio. Si parlava di alcuni agenti patogeni che da una popolazione serbatoio possono passare a una nuova popolazione ospite. Possono essere micro-organismi molto virulenti, che hanno la capacità di invadere i tessuti dell’ospite e moltiplicarsi all’interno. Arrivò una nuova telefonata di Otto. «Tutto bene, ma non riesco a calzare bene i pantaloni, possibile che la mia vita sia aumentata di qualche centimetro in un giorno? Che posto, poi, questa Costanza sul mar Nero! È piena di cani randagi e tutti quelli che incontro mi vogliono annusare e mi seguono… Un bacio».
Mia continuò a strofinare per una mezz’ora, poi sfinita si sedette sulla poltrona. Nella sua testa, tra il sonno e la veglia, come un turbinio si alternavano l’osso di prosciutto, i resti del frigorifero, la pezzetta intrisa di grasso, l’osso sacro del marito arrossato, sempre più arrossato, anzi non solo arrossato adesso, ma con una protuberanza pelosa. Gli agenti patogeni stavano lavorando, invadendo i tessuti, ormai la sporgenza si era trasformata in una piccola coda pelosa, la coda mozza di un orso.
Va bene, pensò Mia, rigirandosi stordita nella poltrona, niente di grave, basta abituarsi. I pantaloni possono essere modificati. Nel letto la posizione supina sarà un po’ scomoda per lui, ma potrà sempre girarsi sul fianco. Speriamo che gli altri attributi rimangano intatti, certo tutti quei peli nelle mutande… Ma io lo amo e sono pronta a tutto, persino a coabitare con un vero orso.
Uno schiocco sulla fronte di Mia la fece sobbalzare e una grossa zampa pelosa l’accarezzò sulla testa. «Sono tornato, cara, apri gli occhi e vedrai che sorpresa!».

Copertina di azerbaijan_stockers da Freepik.

***

Valentina Barucci è nata a Roma ed è stata docente universitaria presso il Dipartimento di Matematica di Sapienza. Ha sempre coltivato attività di scrittura, disegno e pittura, in modo più continuativo soltanto dopo la pensione.
Ha autoprodotto con Youcanprint Tennis e altro (2021) e Ricordi di famiglia a via Margutta, scritto con Maria Grazia e Pietro Barucci (2022).

Facebook

Instagram

Un pensiero su “Un marito speciale

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *