Racconto di Monica Pace.
Allora, i capi d’accusa sono già stati elencati in precedenza, si proceda, quindi.
Eccellentissimo vostro onore, io…
Mi sta prendendo in giro?
Certo che no, Illustrissimo! Io intendevo…
Avvocato dica al suo cliente di sedersi, se gli è possibile; a proposito ma come ha fatto a entrare così conciato?
Giudice mi scuso a nome del mio cliente, e che posso dirle, è così che va in giro, ho cercato di…
Io non me ne vado in giro! Voglio tornare al mio posto e faccia qualcosa, azzeccagarbugli dei miei stivali, si fa per dire, eh!
Ordine in aula! Ma che è stamattina!
A proposito di stivali, che fine hanno fatto le scarpe che le ho prestato stamattina?
Avvocato perché mi bisbiglia nell’orecchio? Se lo vuole sapere mi sentivo avvilito con quei pezzi di plastica sui piedi, insomma mi guardi!
Lasciamo perdere, va! Che siamo già abbastanza inguaiati stamattina. Se proprio non può sedersi, almeno stia zitto, che dovrebbe riuscirle bene…
Ma che ne sa lei di quello che hanno visto questi occhi, troppo a lungo mi sono astenuto dal prendere posizione…
Avvocato ha finito di conferire con il suo cliente? Le dispiace se iniziamo? Come dicevo, la parola all’accusa: prego il pubblico ministero di essere conciso.
Grazie giudice. La ricostruzione dei fatti secondo l’accusa indica che il qui presente imputato si è scagliato contro la folla innocente urlando frasi incoerenti e terrorizzando gli astanti, con un bilancio di ventuno feriti lievi, giudicati guaribili da due a sette giorni.
Mi oppongo! I feriti si sono feriti nella fuga, non per intervento diretto del mio assistito, che non ha aggredito nessuno!
Il mio collega vorrebbe negare che il suo assistito ha provocato una ressa incontrollabile? E certo che la gente si è ferita! Una scena così a Roma non si è mai vista! C’erano famiglie con bambini di fronte alla fontana!
Vostro illustrissimo onore, io vorrei dire che…
Stia zitto, lei! Parlerà quando sarà il suo turno!
Come osa parlarmi di turni, omuncolo calvo! Ma mi vede? Lo vede chi sono?
Lei sta sfidando la mia pazienza! Io la sto per citare per oltraggio alla corte! E si sieda!
Per pietà si dia una calmata, che qui oggi finisce male. Mi dia retta altrimenti mi dimetto e lei rimane senza avvocato. Non credo le convenga, sa?
Insomma cerchiamo di procedere con ordine! La parola all’accusa.
Grazie giudice. Nella notte del 15 ottobre scorso il qui presente signor Oceano si è lanciato in una corsa sfrenata completo di cocchio, conchiglia e cavalli alati. L’imputato ha attraversato la piazza dove staziona abitualmente volteggiando a pochi metri da terra terrorizzando gli astanti, mentre urlava frasi minacciose e confuse…
Vorrei vedere lei, se non si confonderebbe in quell’inferno…
Posso proseguire? O per caso vuole minacciare anche me? Insomma dopo svariati volteggi sfrenati, volti a disperdere i turisti e i visitatori, le urla incoerenti dell’imputato si sono placate e il suddetto ha riguadagnato la propria posizione come se niente fosse. Ma le conseguenze del suo gesto hanno atterrito i presenti, che hanno tentato di disperdersi cercando rifugio presso i negozi e le stradine circostanti. Alla fine del folle gesto il bilancio, come ha giustamente anticipato lei, giudice, è stato di ventuno feriti e sette negozi danneggiati…
Non da me! Da tutti quei babbuini in fuga, che nemmeno allora hanno staccato gli occhi dagli schermi per riprendere il momento in cui IO li rendevo visibili al mondo!
Chiediamo, vostro onore, se l’imputato mi consente di terminare, dunque dicevo chiediamo una condanna esemplare affinché queste follie non abbiano a ripetersi! La piazza è rimasta chiusa al pubblico per ben due giorni con grave danno economico e d’immagine…
Finalmente abbiamo ritrovato un po’ di pace…
Signor giudice pensi al terrore con cui i prossimi turisti si accosteranno a quel luogo-simbolo, quella piazza magica che ha visto sbocciare amori e promesse di tornare a visitare la nostra amata città, che ha attratto milioni di persone e che forse è stata perduta per sempre per le intemperanze di un folle!
Va bene, avvocato, abbiamo capito, grazie. La parola alla difesa, prego avvocato proceda.
Folle io? Ma come si permette di appellarmi con questo epiteto, fellone! Per caso pensa che io, signore di tutte le acque, debba ridurmi a essere una figura di sfondo? Ma avete davvero capito male signori miei! Io vi sommergo! Altro che maritozzi alla panna e monetine!
Ordine! Avvocato proceda, e faccia capire al suo cliente che continuando con le minacce otterrà un’altra denuncia! Alla prossima intemperanza lo faccio arrestare!
Signor giudice, vorrei invitarla a riflettere sul trascorrere del tempo. Il mio assistito è stato creato in un tempo in cui la parola turismo nemmeno esisteva, modellato a gloria di un’estetica che non ci appartiene più, in un mondo ormai sparito. E il mio cliente osserva da secoli, immobile, il trascorrere delle generazioni e l’assoluta irrilevanza delle nostre passioni di fronte al Tempo. Egli ha creduto di far bene, mi creda. Come può in tutta onestà il mio cliente sopportare la ressa vociante, la moltitudine che non lo degna più di uno sguardo, che bivacca nella piazza cercando di inquadrarsi al meglio per creare una storia effimera con un gelato sgocciolante di fronte allo sfondo della Storia?
Avvocato ci risparmi l’enfasi e i luoghi comuni, e si limiti a confutare i fatti, vada avanti.
Ebbene il mio assistito ha semplicemente voluto compiere un atto dimostrativo senza danneggiare direttamente nessuno, non c’è stata nessuna aggressione, ma solo un volo libero per affermare di essere ancora vivo. Insomma cerchi di essere comprensivo: come ci sentiremmo noi nei suoi panni? Inverno dopo inverno, estate dopo estate egli è lì immobile a guardia dell’acqua e della fontana, senza mai avere la possibilità di dire la sua…
Avvocato, ma che dice? Il suo cliente che dice la sua… ma a proposito di che? L’imputato non è autorizzato ad avere un’opinione! Oggi mi state mandando al manicomio tutti quanti!
… E aggiungo che il signor Oceano non ha sfiorato nessuno nemmeno con un dito, chiedo le attenuanti! Il mio assistito era in questa città molto prima di tutti noi, egli è l’anima di questa città! E perché non dovrebbe poter avere un’opinione? Rivendichiamo il diritto del mio cliente alla libera manifestazione del proprio disappunto nell’essere ignorato e nell’invasione della sua piazza! Con il suo gesto ha voluto riconquistare la sua dignità, e io dico ce ne fossero di atti dimostrativi – non violenti – sia ben chiaro, come quello del signor Oceano! Ho finito signor giudice.
Posso abbracciarla, avvocato? Mi ha commosso!
Ma che fa, mi lasci! Pensi piuttosto se vuole rendere la sua dichiarazione come abbiamo concordato…
Ma no, se parlo con quelli là poi mi scaldo e peggioro la situazione. Ha detto tutto quello che c’era da dire, è stato molto convincente, sa? L’omuncolo calvo non potrà mai condannarmi, ne ho parlato per tutta la notte con Abbondanza e Salubrità; la piazza era semideserta per il meritato riposo e anche i Tritoni e i cavalli erano finalmente in pace. L’acqua, la stessa da più di duemila anni, portava le nostre parole ai nasoni e alle fontane e ai sotterranei fino al fiume, e poi al mare. Le mie gesta sono già leggenda e ispireranno altre e altri perché, non se lo scordi caro avvocato, io governo le acque…
Parla bene lei, signor Oceano, ma intanto il mio onorario verrà pagato in rate quinquennali con le monetine, eh! Intanto sentiamo la sentenza, va…
Persistendo il rischio di recidiva, in nome del popolo condanno l’imputato Signor Oceano qui presente all’immobilità eterna, più le spese. E dal momento che lei, signor Oceano, risulta nullatenente, i danni a cose e persone verranno rimborsati con le monetine dei pochi residui turisti. La invito pertanto a sorridere a ogni lancio, in modo da ripagare con urgenza il suo debito verso la società. Così ho deliberato, la corte si ritira.
Copertina realizzata con ChatGPT.
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Monica Pace è nata a Firenze. Alcuni suoi racconti sono apparsi su Vie di fuga e EquiVoci, ebook a cura di «Cattedrale» e della Scuola del Libro e su varie riviste letterarie online. Partecipa come autrice aggiunta al collettivo Spazinclusi.



