Morirete tutti

Morirete tutti

“Mammaaa, c’è un signore al telefono.”
“Te l’ho detto mille volte di non rispondere, Alessio.”
“Vieni dalla nonna, amore, che giochiamo assieme.”
“Mamma, per favore, così non imparerà mai che non deve rispondere.”

“Pronto.”
Morirete tutti.”
“Bella scoperta! Ma chi parla?”
“Chi è?” chiede la madre.
Angela copre il ricevitore con la mano e sussurra: “Un maniaco”.
“Nonna, cos’è un maniaco?”
“Un maniaco è… è una persona cattiva” dice la nonna sorridendo.
“Mi scusi…” Angela copre il ricevitore con la mano. “Mamma! Cosa gli insegni? Dopo se lo sogna di notte.”
“Amore, ascolta la nonna. Un maniaco è… è uno fissato con una cosa. Come tuo papà, che è maniaco del lavoro.”
Morirete tutti.”
“Guardi che toccherà pure a lei…”
“Angela! Ti metti a discutere con un maniaco?” dice la madre.
Angela riaggancia.
“Insomma! Mi stai sempre a dire quello che devo fare, mamma.”
“Mamma, mamma, mamma…” implora Alessio. “Vieni a giocare con noi?”
“La mamma ha da fare, Alessio. Gioca con la nonna.”
“Amore, vieni dalla nonna. Adesso costruiamo un garage con i Lego e ci mettiamo dentro tutte le macchinine.”
“Sììì… che bello!”

Dopo qualche minuto, squilla il telefono.
“Rispondo io, mamma.”
“Alessio, ti ho detto…”
“È il signore di prima” dice Alessio mentre la madre gli strappa il telefono dalle mani.
Morirete tutti.”
“Ancora lei? Brutta giornata oggi.”
“Mamma, mamma! Vieni a vedere cosa abbiamo costruito con i Lego.”
“Alessio, la mamma è al telefono. Fai il bravo, gioca con la nonna.”
“Angela, non devi dar confidenza ai maniaci. È pericoloso” dice la madre.
“Perché è pericoloso, nonna?”
“Perché ti possono fare del male, amore.” Gli accarezza la testa, sorridendo con dolcezza. “Ma non devi aver paura, c’è la nonna qui con te.”
“Mamma! Che dopo non dorme la notte.” dice Angela coprendo il ricevitore con la mano.
“Angela, ho paura” dice la madre. “Metti giù e chiama la polizia.”
“Guarda, nonna, la macchina della polizia. Brumm, brumm…”
Angela riaggancia.
“Ecco. Contenta? La polizia, però… che esagerata!”
“Siamo due donne sole con un bambino, non li guardi i telegiornali? Chiama almeno, sì… insomma… Adriano. Se non è così occupato con il suo lavoro…”
“Adesso devo mettermi pure a difendere Adriano? Voi due non vi siete mai potuti soffrire, anche prima del divorzio.”
“Non mi puoi dire che…”
“Telefoniamo a papà?” chiede Alessio alla madre.
“Vediamo… Alessio, fai il bravo, gioca con la nonna.”
“Scusa, amore” dice la nonna ad Alessio. “Queste telefonate mi hanno scombussolata. Gioca un po’ da solo, io vado a distendermi.” La nonna si alza traballando dal divano.
“Mamma, tutto bene?” chiede Angela.
“Sì. Sai come sono fatta, mi impressiono.”
“Mamma, possiamo giocare assieme?”
“Alessio, fai il bravo, la mamma è occupata. Gioca con i Lego, intanto.”

“Mamma, mamma, ho chiamato la nonna, ma non si sveglia” dice Alessio di ritorno dalla camera da letto degli ospiti.
“Ci mancava anche questa.”
Angela si asciuga le mani sullo strofinaccio e va in camera da letto. La madre ha il volto livido. Le appoggia una mano sulla fronte. Fredda. Il polso è senza battito.
Lasciando una traccia umida, sbocciano dagli occhi e ruzzolano sulle guance due grosse lacrime. Angela si strofina in fretta il viso, per nasconderle ad Alessio. Prende il figlio per mano. In salotto, si siede con lui sul divano.
“Devo dirti una cosa seria, Alessio.”
“Sì, mamma.”
“La nonna… la nonna se ne è andata.”
“No, è in camera.”
“Ascolta. La nonna è in cielo, adesso.”
“Con il nonno?”
“Sì, bravo, con il nonno.”
“Ma dopo va sottoterra.”
“Sì… beh…”
“Perché dopo che uno è andato in cielo va sottoterra?”
“Perché…”
“La nonna è morta?”
“Il mio ometto…” dice la madre, schioccando un bacio sulla fronte del figlio. Una lacrima fa capolino dagli occhi ancora umidi.
“Va bene” continua Angela, dopo essersi soffiata il naso. “Diciamo le cose come stanno: la nonna è morta. Adesso, da bravo, vai a giocare con i Lego che la mamma deve fare una telefonata.”

“Buongiorno, pompe funebri Zanatta, sono Adriano.”
“Sono io” dice Angela.
“Ah.”
“Cosa vuol dire ‘ah’? Ti sto telefonando per una cosa grave, altrimenti non ti chiamavo.”
“E io sto lavorando, cosa c’è?”
“Un maniaco continua a telefonare…”
“Te l’ho detto di non uscire con quello! Non mi è mai piaciuto. Vedi adesso cosa succede?”
“Cosa hai capito! Sono delle telefonate anonime.”
“Mamma, cosa vuol dire ‘anonime’?”
“Che non si sa chi le fa. Alessio, gioca con i Lego, la mamma deve parlare con il papà.”
“Ciaooo, papà.”
“Ciao, passerotto!”
“Per favore, Adriano, dobbiamo parlare di cose serie. Ti stavo dicendo che ha telefonato un maniaco…”
“Ma io che ci posso fare?”
“…e la mamma è morta.”
“Ah.”
“Ancora con questo ‘ah’!
“Beh, pensavo che in magazzino ho una cassa in mogano che a tua madre andrebbe a pennello. Verresti a spendere solo cinquemila euro, tutto compreso…”
“Adriano! Ecco perché ci siamo lasciati, pensi solo al lavoro. Vieni subito qui.”
“Non posso. Sai, con la crisi bisogna darsi da fare…”
“Fallo per tuo figlio, se non vuoi farlo per me. Il maniaco… la mamma… ora tu che…”
“D’accordo. Chiedo a Bruno di sostituirmi, ma non posso stare via molto.”
“Bene.”
“Devo portare anche il campionario delle bare?”
“No!”
Con un sospiro, Angela si butta a sedere sul divano. Alessio gioca con i Lego. Squilla il telefono, Angela si alza per rispondere.
“Pronto. Adriano, non dirmi che non puoi venire…”
Morirete tutti.”
“Ci stiamo dando da fare, grazie!”

Suona il citofono, è Adriano. Quando entra in casa, Alessio gli corre incontro.
“Ciaooo, papà!”
“Ciao, scricciolo.”
Alessio prende per mano il padre e lo strattona verso il salotto.
“Guarda, papà, questo è il garage, e dentro c’è anche l’autobara che mi hai regalato.”
“Che bravo il mio pulcino.”
“Alessio, la mamma deve parlare con il papà, continua a giocare con i Lego.”
“Vedo mio figlio solo nei weekend e adesso non posso neppure parlagli?”
“In questo momento ci sono cose più importanti. Ecco, lo senti il telefono? È il maniaco. Vai tu, se risponde un uomo forse smetterà. Intanto aspetto qui seduta. Non ho avuto un attimo di tregua questa mattina.” Angela si stravacca sul divano, chiudendo gli occhi.
“Pronto? Famiglia…” Si rivolge alla ex-moglie: “Angela, devo dire famiglia Zanatta o Trevisan? Visto che siamo divorziati…”
“Di’ quello che vuoi.”
“Famiglia Zanatta, pronto?”
Morirete tutti.”
“In questo caso contatteremo le pompe funebri Zanatta. Se serve anche a lei, il numero di telefono è 042200000. I prezzi sono ottimi. La saluto.”
Riaggancia. Si avvicina al divano dove è seduta Angela.
“Ecco fatto. Era così difficile?” chiede Adriano. “Angela? Angela… Angela! Dio santo, Angela, rispondi!”
“La mamma è morta, papà?”
Adriano controlla il polso di Angela. Nessun battito.
“È… andata in cielo…”
“Ma poi va sottoterra?”
“Sì… beh…”
“Perché dopo che uno è andato in cielo va sottoterra?”
“Perché… Ascolta, uccellino, gioca con i Lego, intanto il papà porta la mamma in camera da letto.”
“Con la nonna?”
“Ah, c’è anche la nonna.”
Adriano porta Angela nella camera matrimoniale e la distende sul letto. Le sfiora una guancia. La morte sembra averla rasserenata. È sempre stata una bella donna, pensa, chiedendosi con una punta di rimpianto come mai tra loro non abbia funzionato.
Poi va nella camera degli ospiti. Si china a squadrare la suocera distesa sul letto.
“Antipatica anche da morta.” Si gratta la testa. “E ora chi terrà Alessio? Le babysitter sono care. E poi, due funerali… un sacco di spese. Per fortuna mi sono rimaste due bare fallate. Con mille euro a testa me la cavo. Qualche fiore, pochi, perché tanto poi vanno buttati, loculi in quinta fila che costano meno, concessione minima di dieci anni, o forse meglio ancora cremazione e urna in ossario. Ci vorrebbe però una bella frase sul marmo per Angela: ‘Il figlio e il marito affranti…’. Forse dovrei scrivere ‘ex-marito’ perché siamo divorziati… Chi poteva pensare…”
Adriano chiama dalla camera con il cellulare per non farsi sentire da Alessio.
“Buongiorno, pompe funebri Zanatta, sono Bruno.”
“Bruno, sono Adriano. È successa una tragedia. Non solo è morta mia suocera, ma anche Angela.”
“Condoglianze.”
“Grazie. Piuttosto vieni qui con Cesare e porta quelle due bare, sai, quelle fallate in fondo al magazzino.”
“Ci teniamo dentro i registri del nero…”
“Svuotale e portale qui. Fa’ in fretta.”

Squilla il telefono in salotto.
“Papà, papà… il telefono!”
Alessio corre nella stanza degli ospiti. Il padre è disteso, con gli occhi spalancati, ai piedi del letto. Alessio lo scuote.
“Papà? Cosa fai per terra? Papà, sei morto?”
Il padre non si muove. Il telefono continua a squillare, Alessio corre a rispondere.
“Pronto.”
Morirete tutti.”
“Sì, sono morti tutti” dice Alessio lanciando un’occhiata verso le camere.
Morirete tutti.”
“Io adesso con chi gioco?”

Bruno e Cesare parcheggiano il furgone davanti alla casa di Angela.
“Non risponde nessuno” dice Bruno dopo aver suonato per tre volte il campanello. “Non possiamo stare qui ad aspettare che faccia notte. Adriano mi ha pure detto di venire subito.”
“Sentilo al cellulare” fa Cesare.
Bruno telefona ad Adriano, lasciando squillare più volte la suoneria.
“Niente. Scommetto che è andato a farsi un bicchierino. Dimentica sempre di portarsi il cellulare quando esce. Dice che lavora tanto, poi non vede l’ora di andare al bar da Deborah.”
“Prova di nuovo” suggerisce Cesare.
“Pronto? Ecco, sta rispondendo… Adriano, siamo sotto casa, aprici. Come? Senti Cesare, parlaci tu. Adriano dev’essere impazzito, dice cose senza senso.”
Porge il cellulare a Cesare.
“Pronto? Adriano?”
Morirete tutti.”

Copertina di Elena Koycheva (dettaglio) su Unsplash

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