Racconto di Rosa Manganello.
Introduzione:
Maturando Leonida Ranucci sorpreso durante il compito in classe a interrogare il cellulare, confisca del medesimo, restituzione finale con caduta e ammaloramento, esclamazioni improvvide del proprietario, reprimenda caina del docente, gita dal preside con minaccia di sospensione a tempo indeterminato.
Svolgimento:
Il giovane martire, recidivo per aver scazzottato un compagno (ottime le attenuanti: giubbino Dolce e Gabbana forato dall’altrui sigaretta) rischiava di veder sfumare i cinquemila Euro, promessi dal genitore spilorcio per la conquista della maturità. Malloppo elargito in precedenza al fratello (stessa causale), e sprecato dal gonzo studioso in un viaggio ai fiordi con proseguo verso aurore boreali. Leonida, il secondogenito svogliato, pregustava vacanze in latitudini solari. Isola dopo isola, muscolatura in tiro, tra sabbia abbronzante, onde e scostumate in bikini (stoffa a risparmio), avrebbe assaporato perfino l’utilità del vocabolario greco!
Confidando nel valore del proprio nome, Leonida volle chiedere un colloquio al carnefice. Si presentò tuttavia come cagnolo domestico, a pietire una punizione alternativa: alla sospensione mancava solo una firma per l’efficacia.
Il professor Molteni, occhio strabico e labbra sardoniche giocava al gatto e topo. Tuttavia memore di un altro Ranucci, fratello del discolo e vanto del Liceo, propose una sanatoria. Il Molteni casserebbe la nota se il colpevole avesse ricopiato in cartaceo una manciata di messaggi, suoi o amicali, per dimostrarne la puerilità e la sgrammaticatura. Veniva richiesta una trascrizione fedele, vietati abbellimenti o correzioni: le frasi dovevano rimanere stupide tal quali erano registrate sul cellulare. Il professor Molteni aveva dichiarato guerra alla scrittura telefonica, responsabile di pericolose distrazioni a scuola al volante ma soprattutto causa di “atrofia cerebrale progressiva”.
Il Leonida uggiolante disposto a ubbidire, capo e coda all’ingiù, rese grazie al Magnanimo. Ma in cuor suo sognava di trascrivere un messaggino: il perfetto, il senza macchia, un capolavoro virtuale a scorno del professore! Anche se poi l’eccezione conferma la regola.
Frugando nel cellulare del fratello, un drago delle materie letterarie, avrebbe trovato frasette impeccabili: un qualche messaggino capolavoro, una sorpresa per il Molteni, quale riabilitazione degli analfabeti utenti telefonici.
Dopo esser stato il cocco del professore, Tullio Ranucci, il primogenito, adesso spiluccava, mai sazio, una tesi noiosissima su madrigali e poesia popolare. Ghiotto di libri e dischi, messaggiava con pochi amici, barbosi quanto lui. Talvolta dopo uno scambio WhatsApp dalla sua ugola usciva un fischiettio di canzonetta incomprensibile.
Leo, con sfoggio del bicipite e del quadricipite, non accusava invidia per il consanguineo; solo di fronte a insegnanti nostalgici soffriva il confronto con il Tullio, soprannominandolo con garbo Tullio Marco Citrullone.
Leonida era sicuro che il fratello avesse uno sbraco di messaggi d’alta caratura, irreprensibili pure al vaglio del lupigno strabico censore. Si fece prestare il telefonino con il pretesto che il proprio era in riparazione. Ma Tullio, dopo la lettura, evidentemente cancellava ogni traccia; in memoria rimanevano foto e qualche musica lagnosissima. Leonida riuscì infine a trovare uno scambio WhatsApp innescato dal musicofilo Nicola pappamolle che faceva sbadigliare la sua stessa ombra e degno amico del Citrullone:
(Nico) Io già pranzato e spaparanzato. Ci sentiamo dopo.
(Tullio) Alla radio il sacro bosco di Bomarzo.
(Nico) Ginastera, vero?
(Tullio) Non capisco la parola ginastera.
(Nico) È il compositore del “sacro bosco”. Credevo ascoltassi musica.
(Tullio) No. Un tale descriveva il bosco di Vicino Orsini a Bomarzo. Sottofondo musicale riconosciuto con orgoglio da poche note: “Miserere” di Allegri. Spaparanzato (mi piace), anch’io.
Leonida, dopo un’alzata di spalle ai nomi sconosciuti, tastandosi fiero i bicipiti, sputò nuovi anagrafici stigmi al Citrullone, tra cui pargolo di Musa allegra e padre ignoto, mentre classificava il messaggino poco chiaro, sgrammaticato e del tutto insignificante.
Avrebbe ricopiato i suoi; banali, ma almeno comprensibili.
Copertina di alefolsom da Pixabay.
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Rosa Manganello, medico in pensione appassionata di libri (Cervantes Ariosto Cechov Yourcenar Morante letti e riletti), di musica (Bach Schubert e meravigliosi altri), di rose botaniche e fiori blu. Libri pubblicati “La montagna di Cetona”, “Ognuno a modo suo”, “La Spagnola”, “Inveni”.



