La vida es un carnaval

La vida es un carnaval

Todo aquel, que piense que está solo y que está mal, tiene que saber que no es así…
“Coppie! Coppie!” incita ad alta voce il maestro Lopez all’inizio della lezione di salsa.
Mi guardo attorno con la fede e la speranza che qualche ballerino abbia la carità di scegliermi. Gli sguardi sfrecciano: si cercano o si evitano. I corpi si avvicinano, le mani si allacciano, e i ballerini, uno di fronte all’altro, si sorridono. Continuo a guardarmi attorno. Allora io e l’ultimo rimasto, il timido e maldestro che nessuna ha reclamato, ci prendiamo le mani che nessuno ha stretto.
“Cambiooo!”
E lì dimentico di non essere stata scelta perché adesso le coppie si sciolgono e uno dei ballerini più vicini capiterà a me. Per imparare la figura del Sombrero ballo con Manuel, che scende dai corsi più avanzati per aiutare, vista la mancanza cronica di ballerini maschi. Inspiro il muschio tiepido che sale dal suo collo. Abbronzato come fosse appena partito da una spiaggia caraibica, Manuel ha occhi color fumé e sorride con le sue belle labbra carnose. Anche se perdo il tempo, è molto paziente (è sempre molto paziente, con tutte) e sembra non farci caso, trascinandomi nella nuova figura. Gli sorrido.
A fine corso l’insegnante saluta entusiasta ogni ballerino con due baci sulle guance, raccomandando di farsi vedere alle serate nei locali, per divertirsi e ripassare le figure.
Quiero bailar contigo esta noche, yo quiero bailar…
Senza nessuno che mi inviti, passo la serata in discoteca a studiare le coppie che volteggiano. Nella maratona dei sabati sera, ambisco anch’io al traguardo sognato da molte (essere scelta, e non solo per ballare), ma pure la musica, la fiesta, il turbine dei danzatori mi sollevano l’anima.
“Balli?”
Manuel mi si avvicina con il sorriso che indossa sempre. Accoglie nella mano sinistra (grande, morbida, con unghie ben curate, rotonde e piatte) la mia mano, e appoggia con delicatezza la destra nell’incavo della mia schiena. Mi conduce seguendo il ritmo, con movimenti fluidi e misurati, senza arrischiare figure complicate come altri ballerini del corso avanzato, più inclini a esibire la ruota di piume con le bellissime che piroettano ballo dopo ballo. Al termine della canzone, mi siedo su un divanetto sorridendo.
So, come tutte in sala, che in un anno, da quando si è accompagnato al gruppo di salsa, Manuel ha frequentato una dozzina di ballerine. La relazione più prolissa è durata tre mesi, la più fulminea un weekend. Eppure — dopo un periodo di imbarazzo (da parte loro, non sua) durante il quale continuava a salutare amabilmente ogni ex con la sua voce profonda da doppiatore — gli hanno perdonato che le abbia abbandonate. Solo qualcuna è rimasta così amareggiata, offesa, umiliata, ferita che ha rinunciato ai corsi, alle amicizie, alla discoteca.
Manuel punta altre ballerine che fanno tappezzeria come me. Entra in pista con una ragazza bassa, addobbata con dei volant esuberanti, che ha accettato il suo invito come una benedizione: il volto emana soddisfazione e riconoscenza. Ballando, Manuel piega la testa per parlarle. Il campanile e la chiesa, mi dico.
Valió la pena lo que era necesario para estar contigo amor…
Finalmente il maestro Lopez mi invita per una salsa, come fa con ogni altra corsista. Finita la canzone, rimango a bordo pista a osservare Manuel che, svettando sugli altri danzatori, balla le ultime due canzoni con una donna esile, in jeans e maglietta con i lustrini. Con la stessa ballerina inizia poi una bachata, danzando con il corpo incernierato a quello di lei, che abbassa le palpebre e ancheggia sui quattro quarti della musica.
“L’hai visto?” dice una trentenne con gli occhiali, puntando il mento verso Manuel. “Ne ha già trovata un’altra, lo stronzo.”
La confidente a cui si è rivolta (siamo gomito a gomito) alza le spalle aguzze.
“Mi ha scaricato con la storia che non ha tempo per una relazione seria, è sovraccarico di lavoro, e quando torna a casa la sera sprofonda in un sonno senza sogni. Sii onesto, gli ho detto. Ammetti che a quarant’anni passati non hai il coraggio d’impegnarti. Il signore vuole essere libero! Godersi l’attimo… volare di rosa in rosa…”
Guardando la pista, la confidente solidarizza con un sospiro. Mi accorgo che segue la musica con i piedi, mimando i passi di ballo.
“Sai cosa mi ha risposto? Niente. Nada. Mi ha sorriso e ha scosso la testa.”
Perdona si te causo dolor, perdona si te digo hoy adiós…
Sono quasi le due. Controllo l’ora quando scorgo Manuel consultare il suo sbrilluccicante cronografo da polso in acciaio, mentre sorseggia il gin tonic al bar come se lo stesse assaporando. Entra in sala un gruppo di ballerini che non conosco, probabilmente di un’altra scuola di salsa. Una bellissima, alta come Manuel, gli si avvicina. Dal vestitino di strass zampillano un collo di cigno e spalle e braccia nude, mentre verso il basso esplodono due gambe vertiginose piantate dentro scarpe tacco dieci.
Nei balli di coppia come la salsa o la bachata vige la tradizionale divisione dei ruoli: l’uomo invita la donna e conduce le danze. Per questo io ballo con il contagocce. Invece, le ballerine più intraprendenti sollecitano i maschi a ballare, come nel caso della bellissima. Manuel appoggia il bicchiere vuoto sul bancone e la guarda con un sorriso, che questa volta sembra però più ingessato. Lei insiste, lo prende per mano, e si avvia verso la pista, trascinandoselo dietro.
Manuel sbaglia il tempo, si ferma, riprende, non sincronizza i passi, pesta i piedi alla ballerina. Sgrano gli occhi e mi sale in gola una risata, tanto che devo coprire la bocca per non farmi scoprire. La bellissima cerca di guidare il ballo per riparare, intralciando i comandi di Manuel. Le figure diventano legnose: mani appiccicate non liberano le braccia impedendo movimenti fluidi. Il viso della ragazza si indurisce per il fastidio, lo sguardo vaga attorno, appesantito dal desiderio che tutto finisca al più presto. Manuel continua a sorridere, ma sembra un politico che prometta un milione di posti di lavoro. Cerco sui divanetti la ex con gli occhiali che sembra non accorgersi di nulla, riconosce soltanto l’usuale maschera di Manuel. Che sgambetti con la bellissima forse la fa arrabbiare ancora di più.
Le rose possono avere spine, mio povero Manuel, mi trovo banalmente a metaforizzare. È più facile cogliere margherite, gerbere e ortensie! Però sono fiori anche quelli, filosofeggio, con la loro bellezza. La canzone è finita, la bellissima si smarca in fretta per rifarsi con un compagno di ballo certificato. Manuel, con le spalle un po’ più ingobbite, trotta sorridendo verso la sua confortante riserva di caccia.
Sono quasi le quattro, l’ora di chiusura. Faccio il gioco dell’oca per i saluti, rimbalzando a ogni conoscente della scuola di salsa. Manuel mi sfiora le guance con un bacio e lascia la discoteca, seguito dalla sua piccola donna con la maglietta sbrilluccicante.
Voy a reír, voy a bailar, vivir mi vida, la la la la…
“Coppieee!”
Sorridendo, afferro senza indugio le mani del ballerino più vicino. Forse avrebbe voluto accaparrarsi una danzatrice bellissima, espertissima e leggerissima. Non importa, potrà sceglierne un’altra quando le coppie si riformeranno.

Copertina di cottonbro in Pexels

2 pensieri su “La vida es un carnaval

  1. Racconto fluido di piacevole lettura. La descrizione del mono salsero è realistica; aggiungo che fortunatamente, di tanto in tanto, si incontra anche chi vuole soltanto imparare a ballare divertirendosi e, quanto a questo, il Maestro Fabio Lopez è un genio, una garanzia. Complimenti all’autore del testo : Maurizio Donazzon, a cui vanno i ringraziamenti anche per il lavoro svolto nel circolo ARCI di Treviso, contribuendo alla crescita della scuola di Ballo Fuerza Latina by Fabio Lopez il cui motto è appunto “Vieni a divertirti con noi!”

  2. Complimenti davvero per questo simpaticissimo racconto che fotografa in modo esemplare la realtà della scuola di ballo. Ho apprezzato molto che la voce narrante sia di una donna semplice e sotto le righe che ha colto in pieno lo spirito di gruppo trasmesso dal maestro. Grazie di cuore a Maurizio Donazzon per la bellezza del racconto e al maestro Fabio Lopez per averci regalato tantissimi di questi momenti di allegria.

Rispondi a Betty de Palma Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *