Racconto di Marianna Vitale.
“Una notte espresse il desiderio di conoscere quegli uomini, di stare insieme a loro, e la luna volle accontentarlo.
A ogni plenilunio, il delfino avrebbe assunto forma umana.”
Racconto sateré-mawé
Floto è nato delfino e questa è una certezza. A volte, quando guarda il mare, se lo ricorda ancora com’era, nuotare in mezzo alle onde – la sensazione dell’acqua che scivolava sul suo corpo lucido come un vestito di seta sulla pelle. Quando era un delfino, Floto amava saltare tra i flutti, rincorrere i suoi fratelli e parlare indistintamente con i pesci e i gabbiani. Ora che al posto della pinna ha due piedi non riesce più a farlo. Ma quello che gli manca più di tutto è giocare in mezzo al blu – vedere il blu a perdita d’occhio, essere circondato dall’oceano, saltare dentro e fuori dall’acqua e sentire di abitare uno spazio infinito, senza confini. Ogni mattina, quando si alza dal letto, guarda il cielo dalla finestra per ritrovare quella sensazione. Poi osserva la donna al suo fianco, il suo respiro regolare, il fiato che le esce dalla bocca a piccoli sbuffi come quando lui respirava dallo sfiatatoio, e si ricorda perché ha scelto la terraferma. I capelli di lei, di un biondo quasi argentato, brillano come la pelle di un tursiope sotto il sole di mezzogiorno e le sue ciglia sono tra le cose più belle che Floto abbia mai visto – setole sottili e dorate, che ondeggiano come mosse dal vento ogni volta che lei sbatte le palpebre. A lui non sono mai cresciute. I suoi occhi sono rotondi e scuri come quelli di un pesce, eppure c’è chi trova attraente la sua forma umana, slanciata e muscolosa per le tante ore di nuoto. Più di una volta ha sorpreso le amiche di lei a fissarlo nello stesso modo in cui si osserva il fondale marino: come a voler sondare le sue profondità.
Dopo essersi alzato dal letto e aver guardato il cielo, Floto prepara la colazione. Pane e marmellata per lei, pane e sardine per lui. Non ha mai rinunciato del tutto alla sua dieta. Ora non ha difficoltà a spalmare le salse con il coltello, ma i primi tempi si è dovuto esercitare a usare le mani: stringere un oggetto e avvolgerlo con le dita era un gesto che non gli veniva affatto naturale. Adesso, dopo mesi in cui si è allenato a chiudere e riaprire i pugni, riesce a maneggiare perfettamente ogni cosa.
Ogni tanto, prima di uscire, si fa un bagno in acqua salata nella vasca, per riscoprire quanto può essere liscia la sua pelle sotto l’effetto dello iodio. Qualche volta lo raggiunge anche lei e si sdraia con lui. Insieme chiudono gli occhi e Floto immagina che siano due delfini in mezzo al mare.
Tutti i giorni tranne la domenica, lavora nell’acquario comunale. Le sue conoscenze dell’ambiente marino sono fondamentali per garantire la corretta qualità dell’acqua e il mantenimento degli organismi che la abitano. A volte collabora con i biologi, che gli chiedono consigli sul comportamento delle diverse specie. Alcuni di loro lo invitano spesso a bere qualcosa dopo il turno di lavoro, lui rifiuta quasi sempre da quando ha scoperto che la birra gli fa venire il singhiozzo.
Quando si trova da solo davanti alle vasche Floto si mette a parlare con i pesci, pur sapendo che non possono capire la sua nuova lingua. Prova a fischiare, ma inutilmente. Allora aspetta che arrivino i visitatori e a chi fa domande sulle specie marine racconta tutto quello che sa – per esempio che i delfini amano sballarsi con il veleno dei pesci palla. I clienti soddisfatti hanno iniziato a spargere la voce e ora i visitatori chiedono sempre di lui. Floto ha scoperto che ama parlare con la gente, anche se non si è mai del tutto abituato al suono della sua voce, acuta come il richiamo di una foca. I suoi ascoltatori preferiti sono i bambini, che hanno ancora la capacità di lasciarsi sorprendere dalle cose più semplici, come il fatto che anche i pesci bevono l’acqua o che hanno un senso dell’olfatto molto sviluppato.
Il pomeriggio, finito il suo turno, richiude lo zaino – che contiene sempre un cambio di vestiti in caso quelli che indossa si bagnino – e torna da lei. Spesso la trova in cucina, indaffarata a preparare la cena in tuta e infradito. Lui si domanda sempre come faccia a indossarle: avere due piedi è già abbastanza difficile senza dover sopportare di sentire qualcosa in mezzo alle dita. Altre volte invece lei è sul divano, stanca, e gli propone di andare a mangiare fuori. Il loro posto preferito è un ristorante di pesce che serve dell’ottimo crudo. In mezzo alla gente, lui si sforza sempre di masticare per non metterla in imbarazzo, ma non si è mai davvero abituato a sminuzzare il cibo – gli sembra una perdita di tempo – e ogni tanto, quando lei è distratta, lo ingoia ancora tutto intero.
Le sere in cui escono a cena sono quelle in cui di solito fanno l’amore, sdraiati pancia contro pancia, come si amano i delfini. Ancora si sorprende quando lei lo bacia su tutto il corpo con le sue labbra morbide come un letto di sabbia, ancora si lascia confondere dalle sue braccia che lo avvolgono come i tentacoli di un polpo. Non le ha mai detto che certe notti ha fantasticato sull’aspetto che potrebbero avere i loro piccoli – esseri umani biondi e privi di ciglia, dalla pelle liscia e rosea come un delfino dell’Amazzonia.
La domenica, quando c’è il sole, lei lo porta al mare. Sa che ha sempre nostalgia di casa. C’è una caletta poco conosciuta dove possono trascorrere giornate intere senza incontrare nessuno. Lui si spoglia di tutti i vestiti, completamente nudo si tuffa di testa e comincia a nuotare lontano, come un pesce che viene ributtato in acqua dopo essere stato preso all’amo.
Lei qualche volta lo segue, cerca di raggiungerlo, si aggrappa alle sue spalle e si lascia trasportare tra i flutti. Lui si muove con delicatezza, segue le onde come una medusa che si abbandona alla corrente. La porta in mare aperto per regalarle quella sensazione di essere circondata dal blu, per mostrarle il mondo attraverso gli occhi di una creatura marina.
Altre volte invece lei lo aspetta sulla riva, lo guarda spingersi sempre più lontano e poi sparire all’orizzonte, nel punto in cui il sole si riflette sull’acqua facendola brillare. Allora si sdraia sulla sabbia dorata, chiude gli occhi e si addormenta, sperando che lui faccia ritorno lì dove è tornato sempre, pregando che il suo amore per lei sia più forte delle sue stesse radici.
Copertina originale di Beatrice Maffei.
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Marianna Vitale è nata a Rimini nel 1993 e si occupa di copy per il settore turistico. Nel 2022 ha pubblicato “Soltanto giovani”, una raccolta di racconti dedicati al tema dell’adolescenza con Augh! Edizioni. Alcuni suoi racconti sono stati tradotti in inglese e pubblicati su riviste internazionali come “World Literature Today” e “Apple Valley Review”.




La acquisto al piu presto,Cara Marianna.Per DAnil. …..