Zombie di tutti i paesi

Zombie di tutti i paesi

Leonardo stava pugnalando il bambino-zombie al petto. Le forbici dalle punte arrotondate perforavano la maglietta, senza che il viso pacioccone di Buzz Lightyear si inzuppasse di sangue.
“Cattivo!” gridava Leonardo. “Cattivo!” Chicco, il bambino-zombie, se ne stava immobile, il volto livido, lo sguardo fisso da bambola.
La madre arrivò dalla cucina dove stava istruendo la domestica, preceduta dal nervoso picchiettio dei tacchi sul pavimento di marmo. Si piegò sulle ginocchia, sollevando la gonna aderente. Profumava di Opium.
“Leonardo, smettila!” disse stringendo il braccio nudo del figlio. “Fai il bravo, così lo rompi…” Accennò una carezza. “Cosa ti ha fatto Chicco questa volta?”
“Mi ha spinto. Cattivo!” urlò Leonardo, mostrando ad Aurora un ginocchio sanguinante. Si mise a frignare di rabbia, battendo i piedi per terra, come quando la madre gli negava il giocattolo o il cibo agognati.
Chicco non poteva spingere nessuno. Gli zombie eseguivano solo gli ordini, non avevano volontà propria. Leonardo aveva già rotto un altro bambino-zombie, Pablito, dall’Ecuador, che aveva scaraventato giù dalle scale dell’attico. Con due gambe spezzate, l’agenzia Petit Bon Ange Service l’aveva ritirato per farlo cremare. Di solito erano bambini asiatici, africani o sudamericani morti – anche uccisi di proposito, si mormorava – e venduti dai genitori alle agenzie di bokor che li resuscitavano rivendendoli in Europa. Aurora si forniva da un autentico bokor di Tahiti che operava a Milano. Questa volta aveva comperato un costosissimo bambino-zombie italiano, sperando che Leonardo l’avrebbe trattato meglio.
“Andiamo a fare merenda, amore” disse Aurora, prendendo Leonardo per mano.
In cucina, Mary Ann, la zombie filippina, stava rassettando. Come tutti gli zombie, era lenta in un modo che Aurora trovava esasperante, ma almeno lavorava ventiquattro ore al giorno, senza permessi o ferie. Gli assistenti del bokor avevano spiegato ad Aurora di impartirle gli ordini scandendo ogni parola, come si trattasse di uno straniero poco esperto nella lingua. In seguito, certi compiti ripetitivi avrebbero richiesto meno tempo per essere portati a termine.
“Mary Ann, prepara la merenda a Leonardo” sillabò di fronte alla zombie. In silenzio, e come se stesse fissando un orizzonte lontano, Mary Ann mise la tovaglietta con il disegno dello Sceriffo Woody sul tavolo di cristallo, fece una spremuta e tagliò una fetta della torta vegana che aveva cucinato.
Aurora rispose alla videochiamata di un’amica, rispecchiando la sua smorfia di incredulità e disprezzo. “Davvero? Ma è assurdo… Che canale?”
Chicco entrò in cucina. Strano, pensò Aurora, nessuno l’aveva chiamato. Accese la TV sul notiziario regionale. La polizia aveva dovuto sopprimere degli zombie-operai in un laboratorio di maglieria vicino a Treviso perché si comportavano in modo insolito. Era rimasto ucciso un sorvegliante.
Leonardo dette uno spintone a Chicco facendolo cadere. “Scemo” disse, poi si allontanò ridendo verso il portone d’entrata. “Vado giù” gridò alla madre. Aurora guardò distrattamente il bambino-zombie che si rialzava e andò alla finestra. Leonardo era già sceso in giardino, se non altro si sarebbe sfogato a correre. Si girò trovandosi di fronte Mary Ann che le rivolgeva il suo sguardo vuoto. Cosa ci faceva lì? Disse all’amica che l’avrebbe richiamata.
“Mary Ann, vai in cucina. Prepara le lasagne al pesto per stasera” ordinò. “Chicco, torna nella camera di Leonardo.” I due zombie non si mossero. Aurora si infastidì, come se, senza preavviso, la sua Maserati nuova avesse smesso di funzionare. Ripeté il comando senza successo.
Lanciò un’occhiata fuori dalla finestra per vedere cosa faceva Leonardo, ma non lo vide. Preoccupata, fece per uscire dall’appartamento, Mary Ann però le si appoggiò contro e il coltello che nascondeva entrò con tutta la lama nel ventre di Aurora. Il dolore le tolse il respiro. Senza riuscirci, cercò di spingere via la zombie, che si aggrappava alla sua camicetta. Tutto avveniva come al rallentatore: Mary Ann, lentamente, ma con decisione, le stava squarciando le viscere. Urlò quando ricevette un colpo alle reni. Chicco aveva spinto delle forbici nelle sua schiena.
“Leonardo, scappa!” avrebbe voluto gridare, ma ne uscì solo un lamento strozzato. Crollò a terra. Grattando il pavimento con le unghie laccate e scalciando, cercò di strisciare per raggiungere la porta, finché una grossa pentola non le fracassò il cranio.
Dalla finestra della cucina, Mary Ann e Chicco guardavano Leonardo giocare: avrebbero atteso con pazienza che salisse. Mary Ann strinse delicatamente la mano di Chicco.

Versione rivista del racconto Zombie da ricchi pubblicato nell’antologia Z di Zombie 2017 del concorso omonimo indetto da Letteratura Horror.

Copertina di Doctor Tale & Mister Shot

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