Racconto di Marianna Vitale.
Braccio Aretano è un paese che scompare. Non esiste sulle mappe, lo trova solo chi non lo sta cercando. Ha la forma di una barca e per questo si dice che navighi tra i calanchi andando incontro ai viaggiatori solitari che esplorano le montagne.
Per arrivarci devi avere del tempo a disposizione. Se riesci a trovarlo, per prima cosa devi sederti su una panchina e aspettare. Non avere fretta. Rimani ad ascoltare la musica dell’acqua che scorre: un ruscello poco lontano. Osserva le crepe che disegnano forme e profili sui muri delle case, le rondini che si posano sui fili della luce come note su un rigo musicale.
A Braccio Aretano non ci abita più nessuno, ma potrebbe capitarti di incontrare un gatto smagrito in cerca di qualcosa da mangiare. Offrigli quello che hai in tasca e lui si lascerà accarezzare, sollevando la coda riconoscente.
Camminando tra le vie deserte del paese troverai, in quest’ordine: una chiesetta normanna, un panificio abbandonato, una vecchia torre con l’orologio e una gradinata di pietra.
La chiesa ha la forma di un macinino da caffè, con una croce sulla cima della cupoletta. All’esterno le pareti sono ricoperte di edera. Il portone di legno massiccio è sempre aperto e lascia intravedere le mura spoglie e le feritoie sottili che un tempo erano vetrate. Se c’è il sole, i suoi raggi proiettano fasci di luce sul pavimento grigio, illuminando i granelli di polvere che piroettano verso l’alto come ballerini del Bolshoi. C’è sempre un forte odore di cera e potresti trovare qualche candela ancora accesa. Prima di uscire, accendine una per i viaggiatori che arriveranno dopo di te.
Il panificio si riconosce dall’insegna, per il resto è solo un negozio con scaffali di legno vuoti ricoperti di farina vecchia e ragnatele, dove i tarli hanno trovato casa. Ma chi si è fermato per più di due minuti giura di essere riuscito a sentire il crepitio del fuoco nell’antico forno a legna e il profumo del pane appena cotto, quell’aroma che si diffonde solo alle cinque del mattino.
La torre, alta seicento metri, si innalza al centro del paese come l’albero maestro di una nave. Il portone è chiuso, e nessuno ha mai raccontato come sia la vista delle colline da lassù: potresti essere tu il primo viaggiatore che lo scopre, se avrai la fortuna di trovare il chiavistello aperto, ormai consumato dalla ruggine e dalle piogge.
L’orologio in cima alla torre è fermo sulle tre e tre quarti, quella sarà sempre l’ora esatta in cui arriverai a Braccio Aretano.
Ti sembrerà che lì il tempo non passi.
A un certo punto sceglierai di scendere la gradinata che costeggia le case più antiche, abbracciate dai rovi che emergono dalle crepe. Così arriverai infine all’uscita del paese e non potrai più farvi ritorno.
Prima di andartene vedrai un edificio incompiuto, ancora in costruzione: prendi con te un mattone come traccia del tuo passaggio.
Un giorno, quando il paese sarà scomparso del tutto, ogni viaggiatore porterà il suo mattone e insieme ricostruiremo Braccio Aretano dalle fondamenta.
Copertina originale di Beatrice Maffei.
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Marianna Vitale è nata a Rimini nel 1993 e si occupa di copy per il settore turistico. Nel 2022 ha pubblicato “Soltanto giovani”, una raccolta di racconti dedicati al tema dell’adolescenza con Augh! Edizioni. Alcuni suoi racconti sono stati tradotti in inglese e pubblicati su riviste internazionali come “World Literature Today” e “Apple Valley Review”.




Potrebbe essere la storia di tanti paesi fantasma che ormai popolano la nostra penisola. Ho “viaggiato” dentro questo luogo immaginario spopolato di vita e malgrado la sensazione di malinconia che lo pervade, quelle stesse mura, il panificio, la chiesa ed il suo campanile, sono permeate di vita vissuta.