Mirto

Mirto

Racconto di Grazia Palmisano.

La grossa mano callosa preme sulla pelle. È la stessa mano che ha scuoiato il gatto, la stessa che ha appeso il corpo al gancio, la stessa che ha poggiato un secchiello, incrostato di cemento, sotto al gocciolio del sangue. La mano di Paco è tranquilla, non sprecherà niente di quell’animale. Paco, una volta, era Pasquale. Prima di rinascere, prima di morire, prima di bruciarsi la pelle al sole, prima di diventare un pescatore, prima di sposare Maddalena.
Ieri Maddalena è morta.
Erano a bordo di Luisita, la barca dipinta dello stesso azzurro degli occhi di lei. Il mare di Paco era lei, avrebbe ucciso per lei, avrebbe vissuto per lei, avrebbe dato ogni cosa per lei. Era povero, Paco, e Maddalena era ricca, perché aveva Paco, era così che gli diceva. Ieri gli ha detto:
– Paco, me ne devo andare.
E lui ha sorriso, non ha capito, ha continuato a remare e lei gli ha detto:
– Paco, amore mio.
E lui ha sorriso, ha smesso di remare. Lei gli ha detto:
– Paco.
E lui ha capito. L’ha portata a casa, l’ha messa sul letto, l’ha spogliata, l’ha lavata, le ha messo indosso l’abito più bello, le ha pettinato i capelli e poi, fino al sorgere del sole, cantando piano piano, le ha carezzato le guance. Era gelida. Ha dato l’ultimo bacio alle labbra rigide, è uscito. Mirto miagolava, aveva fame, si è strusciato contro la gamba di Paco. La mano di Paco lo ha afferrato, gli ha infilato il coltello nella pancia, ha aspettato che la bestia smettesse di agitarsi. L’ha scuoiata, facendo attenzione a non strappare la pelle, squarciata dalla lama. Ha fatto un ottimo lavoro. Gli occhi di Mirto, in particolare, sono rimasti vivi e pieni di stupore. Paco ha lasciato il corpo gocciolante di Mirto nel piccolo capanno, dove lui e Maddalena pulivano i pesci da vendere. Quelli puliti glieli pagavano di più. Ha recuperato due blocchi di cemento dal muretto a secco, li ha portati a bordo di Luisita. È tornato a casa. Ha preso una corda dal capanno, si è messo in spalla la pelle di Mirto. È entrato in camera, ha preso in braccio Maddalena. Si è avviato verso la barca. Ha posato a bordo il corpo di lei. Le ha legato a ogni braccio un blocco di cemento. Ha poggiato sullo scafo la pelle di Mirto, stendendola con cura, lisciando ogni piega, facendola aderire alla perfezione al legno di Luisita. Poi, ha iniziato a remare. Il sole era alto, il mare calmo sciabordava con dolcezza, Maddalena era immobile e splendida. Paco si è fermato in corrispondenza dello scoglio di buona vita, lo chiamava così, lei, e lui sa che è lì che vuole rimanere. Le tiene le mani, freddissime e rigide, la guarda, aspetta che lei gli sorrida, ma non lo fa, allora le sorride lui. La avvolge tra le braccia, la sistema con la schiena poggiata al bordo della barca. Poi solleva i due blocchi e li lascia cadere in acqua. Maddalena pare tuffarsi dietro di loro, quasi la sente ridere, come faceva d’estate quando aveva caldissimo e dopo che la rete si era riempita di pesci, si gettava in acqua. Paco guarda il mare, increspato, tornare piano piano calmo, dopo aver risucchiato il corpo, come un singulto di dolore. Resta a guardare, aspetta che lei risalga, per rientrare a casa insieme. Ma non c’è la rete piena di pesci e Maddalena è morta.
– Quando una femmina ti lascia, un gatto ti ruba l’anima.
Così diceva lei. Non le piaceva Mirto, non voleva che Paco avesse un gatto. Gli aveva detto:
– Prendiamo un cane, i cani non rubano l’anima.
Mirto era di Pasquale e anche se ormai lui era Paco, Mirto gli era affezionato e anche Paco gli voleva bene.
– La vita vuole la morte
Così, diceva lei, e lui non capiva. Ora invece ha capito. La morte si era presa la vita di Maddalena e lui doveva prendersi la vita di Mirto, o la morte avrebbe preso la vita di Paco. Per questo la mano di Paco, con calma, aveva steso sul bordo di Luisita la pelle del gatto. L’aveva tenuta premuta a lungo, per farla diventare parte della barca, per farla diventare dello stesso azzurro di Luisita, dello stesso azzurro degli occhi di Maddalena, dello stesso azzurro delle lacrime di Paco. Quando i giorni necessari all’addio finirono, Paco prese i remi, e tornò verso casa. Un vento leggero increspava la superficie liscia del mare, le nuvole lontano all’orizzonte si stavano sollevando per chiudere la tenda e lasciare a Maddalena il dovuto riserbo. A riva, c’era solo silenzio. Paco entrò nel capanno, staccò dal gancio il corpo di Mirto e lo portò in cucina.
– Se vuoi campare bene, devi digerire tutto, ciò che non digerisci ti uccide.
E lui ubbidì alla voce di Maddalena. La mano tranquilla di Paco accese il fuoco, tagliò in pezzi il gatto, lo mise ad arrostire. Il resto lo mise a bollire.
– Tre sospiri e tre respiri, tre baci e tre carezze, e passa tutto.
Diceva così lei. Paco mangiò Mirto per tre giorni, a pranzo e cena. Il primo giorno vomitò. Il secondo giorno prese a pugni il tavolo. Il terzo giorno lavò i piatti. Poi, riprese Luisita, tornò allo scoglio di buona vita e rimase lì. Mirto era tutt’uno con lo scafo. Paco doveva diventare tutt’uno con la morte, digerire ciò che per lui era impossibile da mandare giù. Aspettò tre giorni e tre notti, riprese i remi e tornò verso casa. Senza il gatto e senza Maddalena, la casa era morta. Prese dal capanno il secchio incrostato di cemento, ancora pieno di sangue. Con un pennello tracciò tre righe, tre cerchi, tre figure, sulla porta e sui muri. Dalla stradina polverosa si vedevano tanti segni rossi e tutti capirono che Paco era morto. Il giorno dopo, sul cartone appeso dietro la porta, comparve un nuovo nome e, spesso, sulla barca celeste, si sentiva una voce cantare:
– Tre giorni senza te, tre notti amore mio, tre volte ti ho detto addio, tre volte ho cambiato nome, Maddalena dolce mia, nuota e vieni fino a me, nuota e ridi insieme a me, con tre nodi sono ancora legato a te.
Poi, a sera, si sente solo il rumore dei remi negli scalmi, e l’abbaiare festoso di un cane a riva.

Copertina da Pixabay.

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Grazia Palmisano ogni tanto cambia vita, lavoro, città e regione. Dal trullo pugliese, alla mole antonelliana, all’hinterland milanese, seguendo una direttrice che in origine puntava al Borneo. Protegge le prose, pilucca poesie, fraseggia negli anni bisestili. Scrive per diventare ricca e nel frattempo pensa a cosa farà da grande.

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