Minuetto

Minuetto

Oggi mi sento elettrica, sarà per via del temporale. Avrei voglia di saltare, di rompere tutti i piatti della cucina, scarabocchiare parolacce sulle pareti di casa. Se fossi fuori non mi riparerei con l’ombrello, lascerei scendere l’acqua fredda sulla pelle scoperta e le farei appiccicare gli abiti al corpo; salterei nelle pozzanghere cercando di infracidire tutti quelli che mi sono vicini. Alzerei gli occhi e mi godrei lo spettacolo del cielo nero, gonfio di pioggia e di fulmini. Ma sono al riparo in camera da letto e l’immutabile soffitto è molto più noioso. Forse è per quello che sta tardando, è colpa del tempaccio e del traffico: tutti prendono la macchina appena vedono quattro gocce.
Dalle cuffie nelle orecchie sento la voce cristallina di Mimì, la stessa canzone dalle quattro. È l’unica che riesce a calmarmi quando sto così. La voglio più forte, lo dico a voce alta e magicamente il volume della musica cresce. Ormai si possono fare molte cose senza muovere neppure un dito. Per fortuna.
Una volta mi piaceva scrivere, mi perdevo nelle linee sinuose del corsivo, nemmeno staccavo le parole. Un’unica onda da una parte all’altra del foglio, per poi scendere e ricominciare. I termini li sceglievo in base alle curve che la mia mano doveva affrontare e quando le leggevo suonavano sempre bene, avevano un senso importante che capivo solo dopo. Le tenevo per me, chissà se qualcuno le avrà lette. Adesso mi basta parlare e un programma trasforma in parola scritta la mia voce. Molto meno poetico, ma mi sono scoperta più pratica di quanto credessi: mi adatto velocemente alle novità che mi propone la vita.
Il testo della canzone lo so a memoria e canto con Mimi’, mi dico che sembra scritta per me. Mento, come tutti: esalto le frasi che trovo più mie e dimentico quelle che non c’entrano niente.

 

È un’incognita ogni sera mia
Un’attesa pari a un’agonia

 

Non sai quanto adesso, Mimì. Tu sì che mi conosci bene. Magari rispetto a te so che lui viene sempre il martedì e il venerdì, ma qui ancora non si vede nessuno e io mi sto stancando di stare sola in camera. L’aria è viziata e bisognerebbe aprire la finestra, ma poi entrerebbe il vento e la pioggia. Per perdere tempo scorro i titoli dei volumi sulla libreria. Non leggo seriamente da un sacco di tempo. Mi piaceva, ma ormai sono votata agli audiolibri.
In questi momenti mi chiedo se sto facendo la cosa giusta, sono sicura che molte delle mie amiche disapproverebbero se sapessero. Nemmeno è il mio tipo: troppo magro, sorride raramente e si mette sempre un dopobarba dal sapore dolciastro. Eppure mi fa felice.

 

E cresce sempre più la solitudine
Nei grandi vuoti che mi lasci tu

 

Nessuno immagina quello che mi passa per la testa quando sono qui da sola. Pensieri folli, pensieri cattivi; desideri irrealizzabili, che fanno male. Per esempio adesso vorrei che tutto il palazzo crollasse così non dovrei sopportare ancora l’attesa. O venisse risucchiato al centro della terra. Anzi no, ancora meglio, il mio palazzo rimane, sono gli altri che scompaiono. Rimaniamo solo io e lui, così sarà costretto a restare a vivere con me, perché non saprà dove altro andare.

 

Minuetto suona per noi, la mia mente non si ferma mai
Io non so l’amore vero che sorriso ha
Pensieri vanno e vengono la vita è così

 

Per papà è stato un duro colpo sapere che avevo scelto di vederlo, ma alla fine, era l’ultimo dei dolori che gli avevo dato. Si immaginava per me una vita diversa con famiglia e bambini. Ha sempre evitato di incontrarlo, eppure sono certa che gli starebbe simpatico. Magari se lo vedesse e ci parlasse, tutto diventerebbe più facile. Ma lui continua a non arrivare e io ascolto di nuovo la stessa canzone. Continua così Mimì, non sei stanca, canti ancora come fosse la prima volta. Ancora! Più forte!

 

E sentirmi piccola così tutte le volte che che mi trovo qui di fronte a te
Troppo cara la felicità per la mia ingenuità
Continuo ad aspettarti nelle sere per elemosinare amore…

 

Magari ha fatto tardi con un’altra, prima di venire da me. Nella mia situazione è ridicola la pretesa di essere l’unica, lo conosco troppo bene anche se non mi parla mai di lui. Chissà chi è la sua preferita, se si comporta allo stesso modo o per lei ha un trattamento di favore. Se la fa aspettare. Sono nel letto, nuda e sotto le lenzuola, come mi vuole. Mamma è uscita e tornerà solo per cena, per lasciarci la nostra intimità. Lui dice che mi fa cose illegali, le voglio ora. Urlo per la frustrazione e per un attimo la mia voce copre quella più gradevole di Mimì. Poi sento la porta che si apre, passi verso il bagno. Prima non viene a salutarmi, lo stronzo. Entra in camera sorridente e io lo odio tantissimo. Vorrei che se ne andasse subito, una volta per tutte. Ma sorrido e gli dico di venire accanto a me. Intanto Mimì ricomincia, ancora.

 

È un’incognita ogni sera mia
Un’attesa pari a un’agonia
Troppe volte vorrei dirti no
Ma poi ti vedo e tanta forza non ce l’ho
Il mio cuore si ribella a te, ma il mio corpo no
Le mani tue, strumenti su di me,
Che dirigi da maestro esperto quale sei

 

Si stende sul letto senza nemmeno togliersi i vestiti, l’ho sempre trovata un’ingiustizia. Può vedermi nuda. In un’altra occasione probabilmente non gli concederei nemmeno un primo appuntamento ma è qui ed è comunque un uomo. Sono curiosa, prima o poi dovrò vincere la timidezza e chiedergli di spogliarsi. Aumenterebbe l’intimità. Muove le labbra ma io non sento, voglio la musica. Mi conosce e inizia subito ad accarezzarmi. Alzo ancora il volume e chiudo gli occhi. Per qualche minuto mi dimentico dell’incidente. Vorrei toccargli il viso, abbracciarlo forte, girarmi e salire sopra di lui. Ma le mie braccia, come le gambe, non si muovono da più di un anno. Adesso ci sono solo lui e le sue mani che mi fanno godere.

 

Per una legge sull’assistenza sessuale ai disabili.

 

Immagine gratuita presa daPixabay
https://pixabay.com/it/pioggia-finestra-sfocatura-notte-744561/

Share on FacebookTweet about this on TwitterEmail this to someone

4 pensieri su “Minuetto

  1. Molto bello e toccante, suggestiva la contaminazione musicale da Mia Martini, mi ha colpito sopratutto la frase in calce che da il tocco decisivo a tutto il racconto caratterizzandolo , almeno nel mio immaginario, come una sorta di circolare ministeriale, perché il desiderio nessun desiderio può essere incapsulato o messo in una colonna di appartenenza.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *