la voragine

La voragine

Il rombo è stato cupo e minaccioso. Mi è mancato il respiro, come se mi avesse scavato un vuoto nel petto.

– Un tuono, – mi sono detta.

Sono corsa alla finestra ma il cielo era limpido e i tanti affacciati non guardavano in alto, avevano invece il volto rivolto a terra. Così, ho seguito il loro sguardo e l’ho visto: un largo cratere che si era aperto vicino al marciapiede lasciando un bordo netto sull’asfalto. Ho avuto un moto di simpatia: mi aveva distratto e per un attimo avevo smesso di dolermi.

Sono corsa fuori e mi sono mischiata ai curiosi.

– È stato come un ruggito.

– Si è ingoiato un pezzo di strada.

– Ci sarà finito dentro qualcuno?

All’inizio nessuno ha avuto il coraggio di avvicinarsi, per paura di altri crolli; poi qualcuno si è fatto avanti. Le pareti sembravano solide e sprofondavano verticali almeno fin dove lo sguardo riusciva a spingersi, come se un gigantesco stampino per la pasta frolla avesse inciso l’asfalto per ritagliarne una porzione.

– Non credo ci sia pericolo, – si è arrischiato a dire uno.

Allora altri si sono avvicinati e io con loro. Tutti abbiamo guardato in basso, a cercare il fondo della voragine. Ma non si vedeva nulla.

– Deve essere assai profonda.

Sono arrivati i pompieri e tutti abbiamo fatto un passo indietro; hanno eretto una recinzione per evitare che qualcuno si avvicinasse troppo e poi hanno cercato di illuminare la cavità con fari potenti. Inutilmente, la luce si perdeva in un buio immateriale. Hanno provato a far scendere delle scale, sempre più in basso, invano: la frana era sconfinata. Alla fine degli uomini si sono avventurati bardati con imbracature e corde chilometriche. Quando sono tornati in superficie, avevano la faccia stralunata.

– Mai vista una voragine così profonda.

– Non c’è nessuno, laggiù, solo terra e sassi.

Un mormorio di sollievo è serpeggiato tra gli astanti.

– Ci vorranno camion e camion di terra, per riempirla.

Continuavo a guardare quel buco senza fine, senza riuscire a smettere. Cosa aveva di tanto attraente? Alla fine sono andati via tutti, pompieri e curiosi. Io sono rimasta; ogni tanto capitava un passante ignaro che faceva tanto d’occhi e io ero pronta a elargire spiegazioni. Quando mi sono decisa a tornare a casa, pensavo che avrei smesso di pensarci ma niente, continuavo a fantasticare su quella profondità e a un tratto uno strano pensiero mi ha attraversato la mente. “In quel vuoto senza fondo potrei seppellire le mie ossessioni”. Mi sono stupita: era la prima volta che definivo così le mie sofferenze. Ma come fare? Potrei provare a descriverle, mi sono detta. Cosi, mi sono messa a scrivere la mia storia, annotando ogni ricordo, anche il più doloroso e, che strano, più li portavo alla luce, meno quei ricordi sembravano miei. Alla fine, eccola lì, una vita trasformata in segni neri tracciati su fogli bianchi. Ma davvero ero stata io a viverla? Ora mi sembrava la vita di un altro. E provavo una insolita sensazione di leggerezza, come se le parole fluite sulla carta si fossero portate dietro il peso che m’ingombrava il petto.

“Magari funzionerà!” mi sono detta.

Era notte fonda quando sono uscita; nella solitudine gelata, ho scavalcato la recinzione eretta dai pompieri intorno alla frana e vi ho lasciato cadere i fogli, uno a uno. Ondeggiavano per un po’, lentamente, e poi sparivano nel buio.

La mattina sono arrivati i camion con la terra. Hanno rovesciato il loro carico finché la falla si è riempita. Gli operai hanno calcato, ricoperto e di nuovo pressato e alla fine è apparsa una nuova superficie. Andranno avanti per giorni e aspetteranno che la terra si assesti prima di passare il nuovo asfalto. Ma io non ho fretta. Il buio ha ormai inghiottito le mie angosce e sono fiduciosa: nulla potrà farle riemergere.

Foto originale di Pasquale Comegna

Fiorella Malchiodi Albedi scrive racconti, alcuni dei quali sono apparsi su riviste online. Nel 2015, un suo memoir è stato selezionato per una serata di 8×8. La sua prima raccolta, con il titolo di Caldo cosmico, è uscita nel 2018 per Eretica edizioni. Il racconto “Caldo cosmico” è stato finalista al premio Zeno 2019. Con “Le donne di P.” ha vinto il TOMO contest 2021 per racconti di fantascienza. In autunno uscirà Il nome scomparso, il suo primo romanzo (edizioni Bookabook).

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