Buraima

Buraima

Racconto di Roberto Donati.

Alle dieci e quindici si aprono le porte delle classi e i ragazzi escono come malta impastata dalla betoniera Di Palma si getta in mezzo al corridoio e scaglia un missile nel sette con le braccia ad aeroplano e il naso arricciato alla Ibra poi si butta addosso a Ndoye e gli abbandona il bicipite attorno al collo a riprodurre quei due ganzi che ha visto l’ora prima nel diario della Leti che intanto cammina a gambe strette e rapide come la ragazza della tabaccheria quando la sera raggiunge il moroso e aspetta che le amiche la attornino per stringere le labbra come nel telefilm argentino se non che quel puzzone di Barbini si avvicina al gruppo ballando sul bacino come Pitbull e la Serena allora finge insofferenza e imbarazzo ruotando gli occhi in aria ancora come in quel telefilm argentino e la Giulia cerca di imitarla ma è troppo grassa e allora per attirare l’attenzione le tocca copiare la cicciona di Jersey Shore che in una situazione analoga si è lanciata tra le braccia dell’amica ancora più merda che obesa e lei allora si approfitta della Sofia che è seduta come Anna la cantante grassa in un angolo e canta la sua canzone sforzandosi di piangere mentre al suo fianco c’è Raffo che le sta vicino perché è suo cugino e la protegge con la faccia che ha adottato dallo zio che lavora al mercato e intanto mostra anche il braccio dove si è contraffatto il tatuaggio di Boateng con la penna e allora Diego e gli altri che passano di lì si mettono a saltare e a urlare il coro del Milan come fanno suo fratello e i suoi amici al bar e travolgono tutti quanti che cadono a terra come dei rimasti e c’è chi non riesce a resistere alla vergogna per la figura di merda e scappa mentre i più toghi imitano subito CR7 che quando non gli riesce il dribbling si tocca il polpaccio e stringe i denti come tanti prima di lui ma poi aggrotta la fronte come Donnie Brasco perché Johnny Depp è veramente il numero uno anche per CR7.
In un angolo squalificato del corridoio c’è Buraima, seduto a terra. La gamba sinistra è protesa in avanti, l’altra è ripiegata su sé stessa; il piede all’inguine; il ginocchio all’esterno. Il ginocchio della gamba piegata si spinge in avanti, inarcandosi in alto come una talpa che cerchi aria da sotto una pietra e poi crolla sul pavimento e vi si aggrappa attraverso le asperità e le piccole protuberanze della rotula. Il corpo viene allora trascinato in avanti da una contrazione (ancora più: uno scoppio) dei reni che subito rilasciano la tensione delle membra per permettere al ginocchiotalpa di annusare di nuovo l’aria e ributtarsi verso il fondo in cerca dell’attrito su cui dispiegare la propria insensata intenzione. Le braccia sono protese verso l’alto, piegate in un angolo di pochi gradi a digrignare le costole e permettere il passaggio dello pneuma dello stomaco che sbroglia il collo, lasciandolo in balia del convulsare impercettibile degli arti inferiori e della radice.
Giovanni lo vede mentre rimette in scena con Mattia un celeberrimo combattimento di Dragonball e corre subito con gli altri dalla prof. Buraima si muove da solo, nell’angolo, che non si capisce cosa fa! Prof. lo deve fermare, è matto! Ma che matto e matto, che prende sempre sette. Non è possibile ragazzi, ve l’ho ripetuto per un mese e mezzo: le culture altre! È nigeriano, starà facendo un gioco che ha imparato là, o una danza, qualcosa sarà, lasciatelo stare. Allora si fa largo Nasser: si strofina con un colpetto di mano la punta del naso e dondolandosi sulle anche assesta la mano stessa a paletta in modo da tagliare l’aria attraverso veloci scatti laterali del polso, ad altezza terza costola destra. Non ci siamo capiti, prof. Cos’è quella roba? Ma dai, non scherziamo, noi non le vogliamo vedere ‘ste cose a scuola. Ma anche tu Nasser?! Che sei egiziano? Vedete cosa succede a studiare a pappardella? Che le cose poi non entrano nel vostro bagaglio di saperi, perché se no uno non se ne esce con certi autogol. Alle urla inferocite del bidello che esige un comportamento cristiano, la prof. decide di intervenire. Quando lo vede inorridisce, le ricorda un crostaceo schiacciato su uno scoglio che tenti di ributtarsi in acqua. Si getta sul ragazzo per disincagliarlo con tutte le forze dal baratro in cui si è cacciato, ma al contrario di quello che ha pensato non fa alcuna fatica, e appena lo tocca Buraima ritorna quello di sempre, solo più triste e come deluso. Tuttavia la prof. è ormai sopraffatta dall’ansia (che qualcuno dice l’unica, autentica emozione umana). Buraima, perdio! Smettila! Ma cosa stai facendo? Ma non sono atteggiamenti questi! Se non vuoi subito una nota, lunedì mi porti una ricerca, ma non una roba di una paginetta eh. Almeno tre! E le dita – pollice, indice, medio – alzate minacciose e fluttuanti nell’aria non fanno che confermare l’imperio. Mi devi spiegare origini, significato e valore sociale di quello che stai facendo, che sia una danza, un rituale, il nome che gli date voi, vedi tu. È inutile che mi guardi, chiedi ai tuoi genitori, alla nonna, la vostra cultura la conosceranno pure, tu magari ormai non conosci le origini ma ci saranno per forza. Oppure alla fine controlla su internet.
Ad ogni buon conto, quel pomeriggio ai giardini i ragazzi prendono da parte Buraima e lo gonfiano di botte.

Copertina da Pexels.

***

Roberto Donati, Arezzo 1980, è docente, saggista e sceneggiatore, esploratore di luoghi e persone. I suoi ultimi lavori sono la monografia “C’era una volta il West di Sergio Leone” (Gremese), il fumetto horror “L’abisso è ovunque” (Weird Book), la silloge di poesie “postmoderni” (Transeuropa), la sceneggiatura del cortometraggio “Cicciolina Pocket” (Raiplay).

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